a. human

E poi ci sono quelle notti in cui muori dal sonno. Quelle notti in cui pur morendo di sonno continui a girarti nel letto perchè non vuoi o peggio ancora nn puoi dormire, con la testa attanagliata da mille pensieri.

Eppure esistono quelle fottute notti, dove hai mille cose a cui pensare eppure tutte ti sfuggono e finisci alla fine per arrenderti al sonno e svegliarti la mattina dopo cm se niente fosse: solo ancora più incasinato di prima, sl ke fino a sera nn te ne renderai conto.

E la domanda che una persona si può porre ora è: e il gusto dove sta?

Rinunciare a tanto, logorarsi il fegato, preoccuparsi anche quando tutto ormai è finito, quando sai di aver preso un treno per il quale non esiste il biglietto di ritorno.

Rinunciare.

Che brutta parola, rinunciare, suona vuota e ti lascia poi senza obiettivi, senza mete, sperduto a guardarti intorno. E cn un sapore amaro in bocca, un qualcosa che sa di fiele e che è veramente disgustoso, continui a girarti e rigirarti fino a sudare. a sudare da solo però.

E qualcuno ti ha tolto anche il gusto di accarezzare i momenti di solitudine, perchè ora in quei momenti nn hai più nessuno a cui pensare e allora li sprofondi nell’oblio: ti rendi conto di esser veramente solo.

Ci sei solo tu. solo tu. tu.

E nn è una sigaretta, una birra, o una tisana accompagnata da una pipa caricata con la camomilla e un incenso alla magnolia a farti compagnia, ma sono ancora i ricordi che ti tormentano e ogni volta ke stai 10 minuti solo piano piano ti scheggiano sempre più il menisco: e tu lo sai che prima o poi le tue gambe crolleranno.

Ci sei solo tu. solo tu. tu.

Poi, visto che di star nel letto (nonostante il sonno) non ne hai, ti siedi ad un computer e parte una canzone: “and did you get they trade your heroes for ghosts?” … e quella canzone te la ricordi. “were just two lost souls swimming in fishbowl” e la canzone ancora ti martella. “running over on the same old ground, what have we found?” e ti chiedi perchè non finisce. “the same old fears” poi quello a finire non è il disco, ti rendi conto che quello finito sei tu.

Sei solo tu. solo tu. finito.

Sei finito perchè non sai più se hai o no qualcosa da dire, non sai se avrai mai o no qualcuno a cui dirlo. Sei li, solo, sapendo che le tue speranze di aver trovato quel qualcosa che da sempre cercavi se ne sono andate. Che tutti i tuoi progetti sono andati come una farfalla. Ci han messo 2 anni invece che un giorno ma han pur sempre fatto la fine della farfalla.

Ti guardi attorno, con mille nuove paure e qualche dolce pensiero che ogni tanto si insinua. Un uomo solo cos’è? E studiare una vita per tornare a casa una sera e non avere la tua metà che ti aspetta per poi ogni tanto scambiarsi i ruoli cos’è?

Sei solo tu. solo tu. solo.

Sei solo tu e non lo sai, perchè non hai più nulla da vedere se non le prossime due ore. Ed erano anni che non ragionavi di due ore in due ore.

Sono solo io. Buonanotte a me.

I pink floyd cantano: let there be more light!

—–

Beh… innanzitutto… ciao.

Sì, il coraggio per arrivare fino in fondo alla lettera l’ho avuto.

Ed ora son qui a scriverti. Anche se non so da dove iniziare. E come tu ben sai… non mi spiegherò mai abbastanza bene.

Oggi è stata una giornata molto intensa. Molto, molto intensa. Giornata piena. Piena di persone nuove, di emozioni nuove… di esperienze nuove. Di frasi e parole nuove.

Mi rendo conto che son veramente troppe le cose da dire e non so da dove iniziare.

Beh… mettiamola così: ci sono il presente, il passato ed il futuro.

E ci sei tu.

Partiamo dal presente. Quel presente in cui arranchi e in cui cerchi una motivazione per andare avanti e cercare un appiglio nel domani.

Quel presente che viene martoriato dalle ceneri del passato. Impossibili da dimenticare. Impossibili da cancellare. Quegli istanti che pensando a quanto erano speciali ti chiedi se era meglio non averli mai vissuti.

Quel viso dai lineamenti dolci che hai amato per così tanto tempo. Quel viso che ti accompagnato per due lunghi anni. In qualsiasi momento. A cui pensavi quando andavi a dormire. Immaginandotelo vicino. Immaginandoti il suo respiro dietro al tuo collo. E le sue braccia strette forte attorno ai tuoi fianchi.

La persona che avresti voluto trovarti accanto ogni mattina. E pensare… che magnifica giornata… quant’è bello il mondo! Non mi alzerei mai da questo letto. Passerei tutta la mia vita qui con te.

E a forza ti tiravi su, contando le ore e i minuti che ti separavano dal vedervi. E il desiderio che aumentava più passava il tempo. E finalmente arrivava il tanto desiderato incontro, e quel tiepido abbraccio che non era mai lungo abbastanza per essere gustato. Quello che avresti voluto far durare in eterno.

Quel caldo abbraccio che ti riscaldava le notti d’inverno quando eri solo nel letto. E pensavi… ‘non vedo l’ora di crescere, di avere una casa tutta nostra, fatta da noi, costruita con noi stessi; il nostro letto matrimoniale, la nostra vita regolare e tranquilla… monotona ma composta di giorni unici. Ed il lavoro, la sera in famiglia… i bambini…’

Ed erano i sogni a cui credevi. A cui credevi più di qualsiasi altra cosa. Perché provavi una sentimento perfetto. E come tu ben sai, la perfezione essendo perfetta è infinita. E ti chiedi come quella cosa così sacra e che sapeva di eterno sia finita.

Ti chiedi come sia possibile. Non lo concepisci. Perché è impossibile. Ti chiedi se sia stato un errore di “scrittura” o uno scherzo del “destino”.

Ti chiedi perché. Ma poi a lungo andare, guardando sempre più il mondo ad occhi aperti, senza i veli che ti coprano o ti mostrino solo il lati che tu vuoi vedere, capisci che l’essere umano è la cosa più imperfetta e volgare che esiste. Ti chiedi come fa, una creatura così evoluta a tal punto da sviluppare una coscienza oltre l’istinto (quella che noi volgarmente chiamiamo anima), a non riuscire a raggiungere un equilibrio o semplicemente a non riuscire ad accontentarsi di quel che ha?

Oh, creatura imperfetta… perché ti son stati donati i sentimenti? Perché ti han donato emozioni immortali che tu sei destinato a suscitare e dissolvere? Perché un sentimento sacro e perfetto come l’amore, divino, è stato posto nelle tue mani?

L’uomo non è capace di gestire cose così semplici ed importanti.

L’uomo è la creatura più sviluppata… ha quel qualcosa in più… quel qualcosa che però lo rende addirittura più brutale di un animale dotato solamente di istinto e sciagurato.

E allora dall’oggi al domani un balenio scatta nella mente malata di uno di questi esseri. E quella piccola idea malata va ad infettare completamente il suo cervello… e quando esce dalla sua bocca, infetta tante altre menti. E la malattia dilaga a macchia d’olio.

Può trattarsi di una moda. Di una idea. Di un assassinio. O di un genocidio. Della frantumazione di un cuore.

Fatto sta che questa voglia di cambiamento e rinnovamento fa la differenza. Fa in modo che un individuo scelga anche per un altro. O molti altri.

E qui torniamo a noi.

Traditi da una idea malsana. Da una innata voglia di cambiamento. Da una malattia. Da parole magari dette a sproposito. Da persone intenzionate a ferirti. O da persone che semplicemente voglion sentirsi superiori o uguali agli altri.

E che decidono per gli altri. O per te.

Ed infrangono le tue certezze. La tua fermezza. Il tuo cuore. I tuoi sogni. Il tuo futuro. La tua felicità. Le tue speranze. Il tuo mondo.

Il tuo mondo si sbriciola. Cadi dalle nuvole, ed atterri nel mondo degli altri, nel mondo di tutti.

Così distante e diverso dal tuo mondo.

La realtà.

Quella che era bellissimo non vedere. Quella che vedevi in modo velato. O semplicemente con altri occhi.

Quella in cui ti svegli con uno strano sapore in bocca. Che in modo fulmineo ti arriva al cervello.

E il tuo primo pensiero mattutino qual è? Sei rimasto nel passato. Il tuo primo pensiero è lei o lui.

E lì senti la pugnalata che ti lacera profondamente il cuore. Una morsa, una stretta fortissima, che ti fa male veramente il cuore.

E ti senti come avvelenato, senti il veleno che si spande come una saetta nelle tue vene.

Vorresti morire perché così male non c’eri mai stato. O c’eri stato, ma non ti ricordavi.

Perché dopo tanto che vedi la luce, per i tuoi occhi è difficile adattarsi al buio.

Perché vorresti tornare indietro per cambiare la storia. Vorresti tornare indietro per rivivere quei momenti. Un abbraccio, un bacio, una parola.

Semplici gesti in cui era racchiusa l’essenza perfetta dell’amore.

Quell’amore che come una pezza vecchia è stato lacerato con un rumore sordo.

Quell’amore che ha lasciato dentro te una scia amara, uno schizzo di inchiostro di seppia. Nero. Fluttuante. Morbido.

Quello spruzzo d’inchiostro che ora si sta perdendo nel moto ondoso del mare. Quelle gocce che hai tentato di non far disperdere, ma che inevitabilmente sai che succederà.

Ed ora sei lì. Una seppia che si lascia trasportare a riva dalle onde. Un coglione fermo in un limbo tra vita e dolore. Che cerca di tirare avanti anche se non ne vede il motivo. Che cerca disperatamente un domani dentro un cappello da mago. E non sa che pescherà. Perché quel cappello è un pozzo buio e senza fondo.

Non sai cosa pescherai e quando lo pescherai.

Perché deve esser tutto così fottutamente difficile?

Non lo sai. Non lo sa nessuno.

Però ora cerchi di vedere attorno a te, e dentro gli altri.

Cerchi in tutti loro risposte.

Risposte che non ti arriveranno mai.

Perché il tuo domani è imprevedibile, e per quanto cerchi certezze nelle vite altrui, la tua sarà unica e diversa dalle altre.

Ho parlato con molte persone nuove ultimamente.

E anche se brancolo nella nebbia, anche se non vedo oltre il fitto banco, immagino di toccare qualcosa allungando le mani avanti.

Un ragazzo mi ha detto “non importa quante persone conosci. Basta conoscere quelle giuste. Basta avere un po’ di ‘fortuna’”.

Un altro invece dice che siam ancora giovani. Che dobbiam far le nostre esperienze. Che la storia si ripeterà ancora e ancora. Che un giorno amerai di nuovo, e che quando finirà il dolore sarà forte, ma non quanto la prima volta.

Le cicatrici rendono la pelle dura. Il tempo pensa a cicatrizzare le ferite. Il tempo non elimina i ricordi; indelebili. Il tempo cambia le tue abitudini. Lava il passato. Lo sbiadisce. Che tu lo voglia o no.

Cerchi di sapere se gli altri hanno qualcuno, al contrario di te. C’è chi sta assieme da anni. C’è chi è in procinto di sposarsi. C’è chi è in procinto di avere figli.

C’è che come te si sente solo. C’è chi come te si sente solo ma sta benone. C’è chi è con qualcuno ma non sta bene. C’è chi è con qualcuno e si sente solo. C’è chi non vuol nessuno. C’è chi vive felicemente pensando al presente, sapendo che forse un domani sarà meno roseo. C’è chi non si aspetta una pugnalata da dietro. C’è chi ama e non è ricambiato. C’è chi si illude di avere un futuro migliore. C’è chi non ci pensa per non star male.

Cerchi di tranquillizzarti. Dicon tutti che sei giovane e che ne hai ancora di tempo davanti.

Ma sentendoti morto dentro, ti senti vecchio. Ti senti in procinto della fine. Senti la fine addosso, sulla tua pelle.

Senti che non c’è più via d’uscita. Senti che l’unica cosa che ti ha fatto sentire veramente bene è finita e non ci sarà più. Potrai trovare altre 10, 100, 1000 persone diverse, ma non sarà la stessa cosa. E questo vale anche per lui/lei. Per quanto sia triste, felice, o si illuda di esser felice.

Ed è vero. Una cosa così speciale non la troverai più.

Troverai un’altra persona da amare. Ti aiuterà ad alleviare il dolore.

Ma quando vedi in faccia la realtà… beh, io credo sia come vedere in faccia la morte.

Non riesci più a far finta di niente, a guardare il mondo con gli stessi occhi da sognatore.

Sognerai di nuovo una casa, una famiglia, una vita normale.

Ma ormai hai capito come la vita sia imprevedibile, infida e poco profonda. Basta un nulla per cambiare il mondo. Sia il tuo che quello degli altri…

E ti arrendi alla realtà. La vita è un’essenza perfetta. I sentimenti sono un’essenza perfetta. Ma son vissuti da esseri mortali. Incapaci di gestire cose così diverse dalla sua natura.

E continui a chiederti perché stia tutto nelle sue mani.

Quelle mani che ti hanno rovinato la vita.

Quelle mani che quando piangi non saran più lì ad asciugarti le guance.

Quelle mani che ti han strappato cuore e sogni.

Forse in un nuovo giorno appariranno con l’alba nuove mani che pian piano ti aiuteranno a ricostruire i tuo mondo sopra le macerie del vecchio.

Ma rimarranno comunque quei fantasmi nello scantinato che temi fuoriescano inaspettatamente o che hai paura ad affrontare di nuovo.

Ma quella è anche la loro dimora. E pian piano si moltiplicheranno.

Forse un giorno sarai felice, e le anime dei ricordi morti potranno riposare in pace, lasciandoti libero.

Forse rimarranno per sempre a dormire nel tuo scantinato.

Forse nelle notti di tempesta busseranno e ululeranno alla porta dello scantinato.

Ma non lo sai.

Non puoi vedere il tuo domani.

Non l’hai mai potuto vedere. Ma prima era diverso. Avevi delle certezze.

Ora non le hai più. E ti riperdi nella nebbia.

Gli abbaglianti di una macchina in corsa si materializzeranno in un baleno, all’ultimo momento.

Non cercarli. Non servirà a nulla. Non li troverai.

Forse arriveranno. Inaspettatamente e di soppiatto. E per un tratto o forse più ti condurranno lungo la strada.

L’unica certezza che hai è che, in qualunque momento, se vorrai fermarti potrai.

Ma ricordati, che non sai quale sarà il prossimo passo. Sia perché sei imprevedibile e non conosci il tuo inconscio. Sia perché non conosci la strada del resto del mondo.

E questa, è la risposta in musica:

“Beyond the horizon of the place we lived when we were young

In a world of magnets and miracles

Our thoughts strayed constantly and without boundary

The ringing of the division bell had begun

Along the long road and on down the causeway

Do they still meet there by the cut

There was a ragged band that followed in our footsteps

Running before time took our dreams away

Leaving the myriad small creatures trying to tie us to the ground

To a life consumed by slow decay

The grass was greener

The light was brighter

With friends surrounded

The nights of wonder

Looking beyond the embers of bridges glowing behind us

To a glimpse of how green it was on the other side

Steps taken forwards but sleepwalking back again

Dragged by the force of some inner tide

At a higher altitude with flag unfurled

We reached the dizzy heights of that dreamed of world

Encumbered forever by desire and ambition

There’s a hunger still unsatisfied

Our weary eyes still stray to the horizon

Though down this road we’ve been so many times

The grass was greener

The light was brighter

The taste was sweeter

The nights of wonder

With friends surrounded

The dawn mist glowing

The water flowing

The endless river

Forever and ever

(Oltre l’orizzonte del luogo
in cui abbiamo vissuto da giovani,
in un mondo di magneti e miracoli,
i nostri pensieri vagavano costantemente e senza confini
il suono della campana della discordia era iniziato

per la lunga strada e giù dalla strada rialzata
s’incontreranno ancora lì, vicino al taglio?

c’era una banda discontinua che seguiva i nostri passi
correndo prima che il tempo portasse via i nostri sogni
lasciando la miriade di piccole creature
a cercare di incatenarci al suolo
ad una vita consumata da un lento decadimento.

l’erba era più verde,
la luce era più brillante,
eravamo circondati di amici
la notte era un prodigio

cercando oltre le braci di ponti lucenti dietro di noi
fino ad uno sguardo di come fosse verde sull’altra sponda
passi fatti in avanti ma camminando nel sonno di nuovo indietro
trascinati dalla forza di una marea interiore.

ad una maggiore altezza con bandiere spiegate
abbiamo raggiunto le gelide cime di quel mondo sognato

per sempre oppressi da desiderio e ambizione
c’e’ una fame non ancora soddisfatta
i nostri occhi stanchi ancora vagano all’orizzonte
sebbene abbiamo percorso questa strada così tante volte

l’erba era più verde,
la luce era più brillante,
eravamo circondati di amici
la notte era un prodigio
eravamo circondati di amici
l’alba si vaporizzava incandescente
l’acqua scorreva
nel fiume senza fine

per sempre e sempre)

Stringi i denti. Serra i pugni. Piangi forte e picchia il muro.

Un domani risorgerà.

Pubblicato on Novembre 3, 2008 at 9:31 am Commenti disabilitati